Guido Del Prete
POESIA E ALCHIMIA SPIRITUALE
MAGIA DELL'INCONSCIO
nel viaggio interiore di ogni uomo verso
l'autorealizzazione e l'espansione di coscienza
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Poesie tratte dalla raccolta " Chiaro è l'astro "

I miei occhi incontrarono i tuoi occhi,
e le luci del mondo si spensero.
In quel desiderio di fuoco che il tuo viso
umido di pianto esigeva, rimase solo la luna
ad illuminare ignei cavalli che volavano
sulle notturne acque di un mare placido,
sereno compagno del nostro tempo migliore.
E il pioppo scosse le sue fronde in un sussulto
di vento, e il ginepro offrì le sue rosse bacche.
I fanciulli ripresero a giocare tra festosi schiamazzi.
Ma i tuoi occhi, solo quelli io vedevo,
e come era lontano il mondo al mio cuore,
più estraneo del più remoto tra gli astri.
L'aria rarefatta ti imprigiona l'anima.
L'anima vola negli attimi
ma le azzurre trasparenze le bruciano le ali.
E non vi sono canti o odi che
gorgheggiano traboccando gli spiriti,
ma solo aree e spazi di
immensa solitudine.
Fammi annegare
nel mare della tua vita,
e poi portami
in salvo sulla riva
sicché mi prenda
immantinente
il desiderio di
tuffarmi di nuovo
in quell'azzurro mare
e perdermi in te.
E così scopro
che quel mare
non sei tu,
solo tu,
ma miriadi
di vite,
di persone che
hanno amato
sofferto
gioito
e vivono
solo nell'amore,
per quell'amore
che io adesso
provo per te.
Parvemi in sembianza
che uman non contesta
la dolce figura d'essenza
che la morte persegue,
istruendoci che vano
è adorar ogni forma
quando l'essere primeggia
e permea l'universal cammino.
Vano è ritornar a vivere
le stesse vicende che
padre e figlio ripetono
in una masochistica giostra
che vuol ogni evento
ritornar a se stesso.
E vittime e carnefici nell'uman
destino ora recitiamo da
despoti prepotenti, ora come
soppressi, veri nel loro
rivendicar giustizia,
ma pur sempre malevoli nel
loro infierire. E sciogliti,
abbandona ogni tua giusta
rivendicazione e ogni cattiveria,
e sii ciò che sei nella realtà.
Non giudicare, ma porgi sempre
l'altra guancia. Male e bene
che ci sovvien non da altro
proviene, ma solo da ciò che
abbiam pensato e, forse, poi
fatto! Tutto torna e
tutto è in relazione con sé.
Il fiore che hai strappato
al prato farà tremare Sirio.
Rendimi la vita che
leggiadra aleggia
nell'essenze pure dagli spazi
che la vita occupa.
Pietra sono le membra
e acqua di fiume il pensier mio,
che non conosce altra via
se non quella che il letto
della vita prepotente gli suggerisce.
Ma l'estasi si conforma
al nuovo spirito e rinascimento
nuovo è per l'anima,
che si spande oltre l'infinito
che limita il vivere nostro
e delle creature tutte.
L'infante legge il sacral scritto
con il lume accorto
della mente pura e accompagna il
viaggio nel fantastico remoto
che apre la strada al mistero
di sempre.
E luce nuova e più, sarà
a lui e per lui ogni uomo
di un tocco di pane si arricchirà.
E quel pane sarà più buono
di ogni vivanda che gusto
umano non abbia mai assaporato,
bontà delle bontà.
Vissia
candido angelo
le tue labbra
non hanno ancora offeso
i tuoi occhi
non hanno ancora visto il peccato
la tua pelle
non ha ancora sudato.
Ma tu
non sei ancora nata
Ricordi
quell'estate vissuta insieme
la mia paura di bagnarmi
la tua voglia di amare
l'autunno ormai vicino
e poi
il peso dellesistenza
che non vuol essere
dimenticato.
I tuoi occhi
i tuoi seni
e la notte chiara e calma
ed io
e l'amore
un profondo amore
che ci legava
e ci unirà
nell'infinito
perché è più
che terreno
è più che
mortale.
E un
anima
che cerca
se stessa.
Io vidi
luci
e ombre
e lampi
e saette,
ma non
immagini
o visioni
come l'evento
trasforma
sicché la mente
le figuri.
E guardai
le profondità,
trasparenti
di dubbi
e sogni,
e figurai
l'infinito
e le immagini
e l'uomo.
E lo specchio
rifletteva
le immagini
nella tremula
immensità,
dove
nel mirar
diventavano
spruzzi
di luce,
spazi
di essenza,
specchi
di esistenza.
Nell'ombra di questo
suono che fugge
inseguendo i bagliori
di un'estate che
il vivere mio
non ha mai
conosciuto,
vedo il mio
futuro, segnato dalla
morte ricreatrice,
vulcanica presenza
dei moti in
avvenire.
E meccanica si
svolge l'esistenza
che mal comprende
quale fumoso
e inerte destino
guidi l'uman cammino.
Lungo è il viaggio
che condurrà alla
tremante terra
dei sogni respirati,
ma reale è
il congiungimento
all'aerea permanenza.
Chiaro è
l'astro, che
ognun comprende
nel suo sapere,
da cui l'umano
mosse e a cui
giunge dall'ignoranza
seguendo il fatal
istinto.
Avete mai visto
la periferia di una grande città?
E squallida
desolata.
Non vi sono uomini
che la abitano,
ma fantasmi che
espiano chissà
quale atroce ed
arcana
condanna.
La fatica di vivere
si legge ogni mattina
quando con mano dolorosa
si solleva il peso
della propria anima,
si legge nel volto
dello studente
tutto teso a carpire
la sua fetta di immensità,
nei calli del contadino pronto,
quale benefica nutrice,
a cibare la nostra
anima affamata.
Essa è là
perenne
presente
a render onore
come ancella
alla speranza,
che sì appare più bella.
La fatica di vivere
sotto un sole che
ti brucia,
sotto un vento
che lacrimevole
ti percuote.
La fatica di vivere
tra il male e
l'indifferenza della gente,
superficialmente interessata
ai tuoi mali.
La fatica di vivere
una falsa vita,
che non serba
gioia nel suo cuore,
ma solo la sua falsa
ignobile
ipocrita
dannazione.
Ma credetemi,
la vita è solo un gioco !
Se non lo credete,
se non volate sulle ali
di un pensiero felice,
di un'emozione positiva,
se non cercate di costruire
il mondo inseguendo
i vostri sogni,
la vita sarà allora
solo fatica !
La Notte - Verso linterno
Sperduto nella grande distesa dell'esistenza,
non riesco a trovare il punto
da cui mi mossi.
Infelice colui che vive
senza esser penetrato negli infiniti spazi,
dove luci palpitanti
spezzano di tanto in tanto
l'oscuro chiarore.
La Luce - Verso l'esterno
Genio sono, e me ne vanto!
Non vi opponete,
o voi che non condividete i miei disegni.
In me solo credo, e superbo sono.
Io sono tutto, perché tutto è niente
e io niente sono.
Tutto è possibile, perché niente è certo.
Tutto è relativo, perché niente è assoluto.
Io creo tutto, perché tutto cambia.
Passaggio
Dilato la mia coscienza,
finché si perde nel tutto
Fulgenzio, aroma di natura
che si diparte nell'aria
fragrante si leva
e un odore rimane
che di antiche stagioni
la memoria riporta.
E' il cielo, è la notte
che attende
la luna che splendea.
Dove sei, or dunque?
Forse nell'aere ti celi?
O sotto umane spoglie
su di me mirasti l'inganno?
Orsù, che io muoia!
Muoia il corpo
e che il mio spirto ormai
libero da ogni mortale cura
l'aere catturi.
Stelle erranti,
vagabonde della notte
sollevate l'animo mio.
La mente s'è desta,
ma il corpo dorme ancora.
E tu, tu luna!
luna, che fai?
Nooo !
Anche tu luna,
poteri non hai.
Compari, scompari
vivi, muori
seguendo le alterne fasi
della umana giostra.
E tu sole,
non fosti forse costretto
a seguir l'istesso destino?
Morir è il vostro.
______il nostro,
______il mio destino.
Ma, poi, riappare la vita
e così è
Orsù, felici siamo
che la morte non esiste
il dolore è illusione
l'infelicità è un momento
e solo l'essere è
Ciò che è, è
è
E i poeti scesero per le strade
e urlarono la loro
purezza.
Ma le loro mani
erano sporche di
inchiostro e di sangue,
e le poesie
divennero leggi
e le leggi
divennero tormento.
Ma i poeti
urlavano la loro
purezza
e si sposarono
con un idea.
E l'idea
scomparve,
e lasciò uomini,
solo uomini,
a lottare con
il proprio destino.
Salivamo
su per la montagna
ripida
insieme
e giù il mare
luccicante
di mille bagliori
quasi che
mortificato
ci restituisse
parte della luce
al sole sottratta.
E la mano
nella mano
vedeva nei tuoi occhi
solo amore
un immenso amore
che misera penombra
facea apparire
quel leonin bagliore
di un pomeriggio d'Agosto.
Dal passato
antico
venne
il tuo remoto
fascino,
creatura
a me ostile,
mia
dannazione
presente
già al mio
primo gemere
quando la
culla mi
era dimora.
Tu diversa
Tu vicina
Tu mi
nutristi
nella mia
prima mediocrità.
Spirito malefico,
sei il mio peccato
originale.
Nei tuoi abusi
tormento degli umani,
il tuo nome
è ragione.
Stanza molliccia
tesa di stupidi
rancori di una
generazione che
fu nei sfumati
ricordi di me,
ragazzo giulivo.
Guardo. E
ascolto quelle
desolate radure
cinte di mura
e coronate da
soffitti.
I quadri mi
suggeriscono poesie
da leggere lontano
da quelle cornici,
in valli ove
i monti fanno
da anfiteatro alla
gioia e i fiumi
con il loro sciacquio
mormorano le
risposte alle mie odi.
E lì sono bambino,
strana figura
nelle sembianze e
nel ricordo, ma
veritiera mia
immagine.
E così dialogo con
l'infante molesto,
ed egli mi narra
la mia umanità.
E piango, perché
di tanti anni
vissuti, molti,
e non so quali,
ne ho bruciati
nell'inutilità.
Sul crocchio di strade ombreggiate
dai rami frondosi, memori di età trascorse,
in cui si incontrano le ombre dei
fantasmi di un evo che fu mio,
e poi non più mio.
Tra la polvere e i fumi di una città
minerale e refrattaria
Nelle mille carezze di mani acquee
e ciondolanti, soporose e tempestose
Nelle officine e ovunque luomo
con sudore e fatica si conquista
il suo diritto a urlare: "Io pure esisto"
Sul giaciglio che trattiene crocefisso
il dolorante nellattesa dellultimo sospiro
Nellillusione che inganna, ma poi
ti da la forza di continuare
Sul tram, in ospedale, alla stazione ferroviaria,
errando per i campi, baciando con amore la
sposa, pensando e sperando
ovunque è vita !
Grazie per averle lette! Le ho scritte anche per te. Sono solo poesie gettate sul web come foglie sparse al vento e scelte a caso tra le tante che animano le impressioni della nostra vita, punto di contatto tra te, me e le grandi forze che sorreggono il mondo.